Allenare l’intelligenza emotiva serve anche sul lavoro
Mi capita spesso di incontrare persone che tra i propri punti di forza citano la razionalità e la capacità di restare oggettivi. Qualità preziose, certo. Ma a volte noto che dietro queste parole si nasconde una convinzione radicata: che “razionale” sia l’opposto di “emotivo” — e che quindi il primo sia abbia un’accezione positiva e il secondo un risvolto negativo.
Il rischio di questo approccio deterministico è chiaro: escludere o sminuire tutto ciò che riguarda le emozioni, considerandole come un ostacolo o una complicazione. Quanto e cosa ci perdiamo in questa visione binaria? Razionalità ed emozioni: due intelligenze che si completano.
L’intelligenza cognitiva — analitica, logico-matematica, razionale — ci aiuta a risolvere problemi e prendere decisioni. L’intelligenza emotiva, invece, è ciò che ci consente di stare nelle relazioni, comprendere gli altri, gestire conflitti e motivare le persone.
Non sono due dimensioni in contrasto, ma due piani che si alimentano a vicenda, eppure la prima viene stimolata e allenata sin dalla scuola primaria, mentre la seconda viene lasciata alla sensibilità personale o al carattere della persona (spoiler: grandissimo errore!).
🌱 Una buona notizia: l’intelligenza emotiva si può sviluppare.
Si può praticare e valorizzare tanto quanto quella razionale. Serve “solo” la disponibilità nel farlo, perché poi i benefici sono proprio tanti, sia nel privato che nella sfera professionale.
Per iniziare ad allenare la tua intelligenza emotiva, quindi, interrogati su queste situazioni molto comuni:
- Quando ti senti sotto pressione al lavoro — una scadenza, una riunione difficile, un feedback inatteso — che spazio dai alle emozioni che provi prima di tornare “sul pezzo”?
- Durante un confronto acceso con un collega o un collaboratore, riesci a riconoscere cosa stai provando (frustrazione, irritazione, delusione) o ti limiti a reagire? Ti chiedi anche cosa sta provando l’altra persona e che cosa sta percependo da parte tua?
- Quando una persona del tuo team si mostra demotivato, agitato o arrabbiato, come ti comporti? Ti fermi ad ascoltarla o cerchi subito di “aggiustare” la situazione?
Infine, nonostante il mondo spesso narri altro, riconoscere, accogliere e gestire le emozioni — nostre e altrui — non è un segno di debolezza, ma una forma evoluta di forza. Perché solo sintonizzandoci su questa nuova frequenza possiamo davvero comprendere, connettere e guidare.
